Il Kaleidoscopio

Visoni Multicolori Il Blog Di Enzo Coletta

mercoledì 11 novembre 2009

Il simbolo del nuovo partito di Rutelli «Alleanza per l'Italia»

Rutelli fonda «Alleanza per l'Italia»
«Il simbolo sarà scelto online»
Ecco la mia modesta proposta:



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La Repubblica censura le parole di Moggi su Collina



Ieri Luciano Moggi ha reso una dichiarazione spontanea nel processo cosiddetto Calciopoli.
Questa dichiarazione, che leggeremo tra poco, non ha trovato un gran riscontro nei media, neanche in quelli sportivi, neanche in quelli prontissimi a sbattere in prima pagina qualsiasi dichiarazione venga pronunciata contro Moggi o la Juve.

In primis Repubblica, la quale ha lasciato campeggiare nella propria homepage dell’edizione online per ben due giorni la dichiarazione dell'ex impiegato della Commissione arbitrale nazionale (Can) Martino circa la possibilità che i sorteggi arbitrali fossero truccati con dei colpi di tosse di Paolo Bergamo.
Cosa tutta da verificare, e che coinvolgerebbe in caso anche tutti i giornalisti che prendevano regolarmente parte a quei sorteggi, così come i notai e lo stesso signor Martino.

La dichiarazione spontanea di Moggi invece non raggiunge mai l’homepage, e viene relegata nella sezione sport, in fondo alla pagina. Un trattamento lievemente diverso dall’altra notizia. Strano eh?
Forse quel che dice Moggi non è funzionale alla tesi di Repubblica, anche perché Moggi non esprime opinioni, ma riporta fatti che sono scritti nei brogliacci delle intercettazioni.

Senza contare che La Repubblica riporta solo una parte della dichiarazione, quella che riguarda Carraro, mentre su Collina niente. Silenzio. Cala la scure censoria.

Leggiamo cosa dice Moggi: "Si vanno poi a leggere le intercettazioni e si trova una telefonata di Collina il quale dice al dirigente del Milan Meani che avrebbe voluto parlare come il presidente della Lega Galliani, allora anche vice presidente del Milan. Il tenore della telefonata era più o meno questo: 'Vorrei parlare con Galliani pero' dovremmo arrivare al tuo ristorante in un giorno di chiusura a mezzanotte perchè possa entrare dalla porta di dietro affinchè non mi veda nessuno'. Questa intercettazione non è stata inserita nel processo e addirittura Collina oggi è il designatore capo degli arbitri".

"Mi domando e vi domando: se un arbitro in attività - ha continuato Moggi - può fare una cosa del genere e se effettivamente come ha detto 'incontrare Galliani per un discorso esclusivamente per il futuro della sua carriera' non poteva farlo nelle sedi opportune della lega dove Galliani era presidente evitando il giorno di chiusura del ristorante, la mezzanotte e la porta sul retro per non farsi vedere?. Signor presidente a pensare male si fa presto ma spesso si indovina".


Ecco questa parte di dichiarazione non viene neanche citata da Repubblica, che invece riporta le parole dell’ex DG della Juve su Carraro: "Sono stato accusato di aver voluto la retrocessione del Bologna in serie B - attacca Moggi - ma c'è un'intercettazione in cui l'allora presidente della Federcalcio Franco Carraro dice al designatore arbitrale Paolo Bergamo che Lazio e Fiorentina non devono retrocedere. Guarda caso biancocelesti e viola si salvano, e in B ci vanno Bologna e Brescia".

Qualcuno di Repubblica può spiegare come mai le frasi su Collina sono scomparse? E come mai questa notizia non è mai andata in homepage? E’ questo il metodo con cui abitualmente si confeziona il giornale che noi contribuiamo a mantenere con la bellezza di 12 milioni di euro l’anno che vengono incassati dal gruppo La Repubblica – Espresso?

Perché la credibilità di un giornale passa anche attraverso questi fatti apparentemente minori.

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lunedì 9 novembre 2009

Biografia di Carlo Giovanardi di Peter Gomez e Marco Travaglio


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La divisa non si processa

Grande Ascanio Celestini!


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Giovanardi, gli zombie e la verità precostituita. VERGOGNA!



Il sottosegretario Giovanardi si è distinto questa mattina per aver vomitato veleno circa la morte di Stefano Cucchi.
Senza citare alcuna informazione di prima mano in suo possesso, e mentre è in corso un indagine della magistratura e di una commissione parlamentare, si lancia in una spericolata propaganda politica sulla pelle di un giovane morto, con ogni probabilità ucciso.
Le responsabilità dovranno essere accertate, ma intanto Giovanardi, dopo La Russa, interviene in modo inopportuno, rischiando ( o forse tentando?) di condizionare le inchieste in corso.
Invece di chiedersi come mai tanti giovani siano preda delle dipendenze da sostanze stupefacenti, invece di riflettere sul fallimento della politica antiproibizionista del quale è un fiero paladino, invece di riflettere sul sovraffollamento delle carceri provocato da una legge miope, ideologica ed inutile quale la Fini-Giovanardi, il sottosegretario fa affermazioni provocatorie spacciando una sua ipotesi, non suffragata da alcun elemento di prova, per verità.
Leggiamo le sue dichiarazioni alla trasmissione "24 Mattino" su Radio 24.
"Stefano Cucchi era in carcere perchè era uno spacciatore abituale. La verità verrà fuori, e si capirà che è morto soprattutto perchè era di 42 chili"
“Sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così".
All’arroganza di questo vecchio democristiano, cresciuto in un partito tangentista spazzato via dalla storia e dalla GIUSTIZIA, si può rispondere solo con una parola: VERGOGNA.

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domenica 8 novembre 2009

La Santanchè: Maometto era pedofilo. Ma un lifting alla sua materia grigia no?!?


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I frutti amari del veltronismo. Per quanto tempo dovremo pagare il disastro Walter?







13 luglio 2009. L’ex segretario Ds Piero Fassino circa la candidatura di Beppe Grillo alle primarie del PD: "Un partito non è un taxi sul quale si sale e si scende, è una cosa seria”.
Avrei anche potuto essere d’accordo in linea di massima. Peccato che i vertici del Pd, dei quali fa parte a buon diritto Piero Fassino, abbiano candidato una serie di personaggi che intendono il partito esattamente come un taxi.

Non mi soffermerei su Rutelli, il cui percorso politico, da radicale mangiapreti a papalino, si commenta da sé.

E non starei ad infierire nemmeno su Marianna Madia, capolista nel Lazio per volere dell’Obama de’ noantri Veltroni, la quale aveva come principali meriti quello di essere una ragazza carina e telegenica, di essere figlia del consigliere comunale capitolino Stefano, eletto nella lista civica "per Veltroni" e prematuramente scomparso nel 2005 e, per ammissione della stessa interessata, quello di non sapere niente di politica.

Senza dar retta ai rumors che dicono che Marianna Madia e’ anche la ex del figlio del Presidente della Repubblica: sembra infatti che la storia tra la ventisettenne Marianna e Giulio Napolitano, quarantenne professore di diritto pubblico all’Universita’ della Tuscia, sia finita.

Mi riferisco ad una candidatura cosiddetta “spot”, di pura immagine, senza alcun contenuto ne’ attinenza alla storia della sinistra.
Sto parlando dell’ultimo caso di diaspora in casa PD. L’onorevole Calearo ha fatto i bagagli e si è trasferito nel gruppo misto, in attesa di approdare anche lui in casa UDC.

La notizia in sé è ovviamente una buona notizia. Non se ne sentirà la mancanza.
Il problema è che per coerenza e dignità Massimo Calearo dovrebbe dare le dimissioni da Parlamentare.

Ma coerenza e dignità sono parole evidentemente sconosciute all’ ex falco di Federmeccanica, il quale risponde così a chi gli chiede di farsi da parte:
«Intendo continuare a seguire il mio lavoro di rappresentanza delle piccole e medie imprese alla Camera. Non credo di peccare di presunzione, infatti, nel continuare a pensare che i miei sforzi possano ancora giovare agli interessi delle piccole e medie imprese, che considero essere la spina dorsale dell’Italia produttiva e vitale».

Appunto. Lui è in Parlamento a fare gli interessi delle imprese. E chissenefrega dei lavoratori. In questo perfettamente in accordo con il suo mentore Veltroni.

Il Calearo dimentica però di essere stato eletto in un collegio “blindato” e con le liste bloccate.
Gli elettori hanno votato per il PD e non per Calearo.

Come dire che se Veltroni avesse candidato me in quel collegio, oggi sarei seduto in Parlamento.

Resta da domandarsi per quanto tempo ancora il PD dovrà pagare la disastrosa gestione del partito da parte di Veltroni, per quanto tempo i suoi macroscopici errori si ripercuoteranno sul PD.

Perché la domanda, come diceva qualcuno, sorge spontanea. Ma che accidenti c’entrava Calearo con il PD?
E perché quel furbacchione di Veltroni non è ancora andato in Africa?

P.S. Il sito dell’On. Calearo, è in manutenzione. “A breve sarà online il nuovo sito di Massimo Calearo” recita l’home page. Giusto il tempo di cambiare bandiera e colore.

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venerdì 6 novembre 2009

L’Italia vista dal Grande Fratello. Non c’è proprio niente da ridere…

L’ Italia del Grande Fratello è una Repubblica indipendente, fondata sul fancazzismo.
Il Presidente della Repubblica è Berlusconi (Silvio o PierSilvio per i concorrenti fa lo stesso), e il presidente del Consiglio è Carlo Azeglio Ciampi.

In un isola deserta gli italiani del GF porterebbero profilattici (quando si dice autoerotismo sicuro) e soldi.
Di mestiere fanno i barristi (con due erre sottolineano) e nel tempo libero gli italiani del GF fanno sport come il Body BIDINK.
Chi non fa il barrista vorrebbe aprire una catena di locali per entrare nel mondo del COMMERCIALISMO.

Prediligono viaggi INCONTINENTALI, più precisamente amano L’ONDRA, in inglese L’ ONDHON.
I personaggi storici che amano sono Bud Spencer, Terence Hill e Maldini (ma Paolo o Cesare?).
Se gli si chiede di descriversi rispondono che sono ragazzi simpatici, scherzosi, ACCOLLATIVI, che hanno l’hobby di non avere hobby.
Pregi e difetti? NESSUNO! Tallone d’Achille? VIVI E LASCIA VIVERE!

Possiamo ben dire che la sistematica, scientifica opera di distruzione della cultura, dell’istruzione, del buon gusto e perfino del senso del ridicolo è ormai compiuta.
Un ventennio di tv commerciale, anzi di tv berlusconiana, è riuscita a ridurre in questo stato una generazione di giovani che, senza ovviamente voler generalizzare, esibisce ed usa la propria ignoranza ed il proprio vuoto culturale e valoriale per tentare di ottenere i propri 15 minuti di celebrità.

Proprio come teorizzava tanti anni fa Andy Warhol.
Ma non cercate di spiegarlo agli italiani del Grande Fratello. Sarebbe una fatica inutile.



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Povero Gesù Cristo, difeso dalla violenza di La Russa

Il sempre sobrio ministro post fascista La Russa si esibisce in un augurio di morte a coloro i quali, in ossequio ad una sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, vorrebbero le aule scolastiche prive di simboli religiosi quali appunto il Crocifisso.
Godetevi lo spettacolo d'arte varia del Ministro della Difesa (del Vaticano?)




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giovedì 5 novembre 2009

Spero che a Rutelli piacciano i cannoli...



E’ ufficiale. Rutelli è affetto da sindrome del capopopolo, la quale si manifesta con gravi sintomi quale megalomania, infantilismo politico, scarso senso del ridicolo, distacco dalla realtà, ed impossibilità a distaccarsi dalla poltrona.
Per fare diagnosi è sufficiente leggere la mail standard che Rutelli ha inviato in risposta a tutti coloro che gli hanno chiesto le dimissioni da parlamentare.
Dalla sua mail sommariamente emergono lo spirito da commerciante con il quale Rutelli interpreta la politica (parla di numeri, crediti, debiti, come se la politica si vendesse un tanto al chilo, come la mortadella), dei suoi successi elettorali (evidentemente frutto della sua immaginazione. Io ricordo che gli elettori gli hanno preferito addirittura Alemanno a sindaco di Roma, e per carità cristiana evito di sottolineare i numeri con i quali fu sconfitto quando fu candidato premier), del suo “peso” nel partito (peso morto ad occhio e croce).
Poi la ciliegina sulla torta. Un affermazione che vuole essere vendicativa e che in realtà risulta comica:
A quanti poi osservano che in trent’anni, prima del PD, io ho aderito a tre partiti (radicali, verdi, Margherita), faccio notare che non si tratta proprio di un’anomalia. E faccio un paio di esemplificazioni: la Bindi – come tutti gli ex democristiani – ha aderito a: DC (dall’inizio, con Andreotti), PPI, Margherita; Pierluigi Bersani, al PCI, al PdS, ai DS. Non è certamente titolo di demerito per loro, né per me.
Non c’è bisogno di commenti.
Addio Cicciobello. Senza rimpianti. E ci saluti Cuffaro.
Spero gradisca i suoi cannoli.
Vi invito caldamente a leggere il post di Alessandro Gilioli che riporta integralmente la mail.

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lunedì 2 novembre 2009

Ora Rutelli sposti le sue nobili terga dallo scranno parlamentare.



Rutelli dunque ha finalmente svelato il suo segreto di pulcinella. Lascia il PD per andare "Con Casini, ma non subito e non da solo".
Benissimo. Personalmente non vedevo l’ora di toglierci questa zavorra che ha militato in formazioni politiche di tutto l’arco costituzionale.
Problemi di chi se lo prende.
C’è però un punto che deve essere chiaro. Ora Rutelli sia coerente e dia le dimissioni da Parlamentare, visto che è stato eletto nelle file del PD.
E questa richiesta deve venire ufficializzata dalla dirigenza del partito, altrimenti saremo indotti a pensare che l’uscita di Rutelli sia davvero, come ha scritto Concita De Gregorio qualche giorno fa, “favorita” tatticamente dai vertici del partito, al fine di gettare le basi per un’alleanza stabile con l’UDC di Cuffaro e Casini.
Attendiamo segnali dai vertici PD e soprattutto attendiamo un gesto di coerenza eleganza e nobiltà da parte di Rutelli.
Gli stiamo chiedendo troppo eh?

La vignetta è di Vauro Senesi. Grazie di esistere!

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Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto...agghiacciante colloquio tra agenti di polizia penitenziaria

Da Repubblica.it
"Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto. Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto...". Parole dal carcere di Castrogno a Teramo, parole registrate all'interno di uno degli uffici degli agenti di polizia penitenziaria. Frasi spaventose impresse in un nastro. Ora questo audio è nelle mani della Procura della Repubblica di Teramo che ha aperto un'inchiesta sulla vicenda. Sono parole che raccontano di un "pestaggio" ai danni di un detenuto, quasi come fosse la "prassi", un episodio che rientra nella "normalità" della gestione del penitenziario.
In merito alla vicenda la deputata Radicale-Pd Rita Bernardini, membro della commissione Giustizia, ha presentato un'interrogazione al ministro Alfano.
La deputata chiede al ministro Alfano se ritenga di dover accertare "se questi corrispondano al vero e di promuovere un'indagine nel carcere di Castrogno di Teramo per verificare le responsabilità non solo del pestaggio di cui si parla nella registrazione, ma anche se la brutalità dei maltrattamenti e delle percosse sia prassi usata dalla Polizia Penitenziaria nell'istituto".
Proprio questa mattina la Bernardini ed il segretario Generale della Uil Pa Penitenziari, Eugenio Sarno, faranno visita al carcere.
Ascoltate questo audio e rabbrividite.


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domenica 1 novembre 2009

Io sono un imbecille. Ma ho la memoria lunga...



“Una nomina italiana a ministro degli Esteri d'Europa è una questione di grande interesse nazionale, non un pastrocchio da piccolo interesse di bottega. Se qualche imbecille non lo capisce, peggio per lui".
Così Massimo D’Alema, con la consueta sensibilità e simpatia, liquida chi avanza dubbi sul fatto che il sostegno di Berlusconi alla sua candidatura sia l’anticamera di un nuovo inciucio, di un nuovo patto della crostata.

Lo confesso: sono uno di quegli imbecilli.
D’altronde da diversi mesi una parte, sponda Franceschini, del PD va ripetendo "Se vince Bersani, la grande tregua sarà cosa fatta. E la nomina di D'Alema a Mister Pesc sarà il suggello del nuovo patto...".
Dunque imbecille anche Franceschini ed i suoi secondo il leader Maximo.
Ed anche Fini. Secondo la ricostruzione di Repubblica infatti il Presidente della Camera avrebbe detto: "Capisco che aspiri a quell'incarico internazionale, ma sai meglio di me che, se Berlusconi te lo offrirà, un minuto dopo ti chiederà una contropartita. E tu, di nuovo, sai meglio di me che quella contropartita si chiama riforma della giustizia...". E D'Alema: "E tu sai meglio di me, caro Gianfranco, che se il Cavaliere mi facesse un discorso del genere io non potrei che rispondergli un no grosso come una casa...".

Ecco, i precedenti di D’Alema alimentano i dubbi degli imbecilli a proposito di quel no grosso come una casa.
Io sono un imbecille, ma ricordo bene come andò a finire la mitica Bicamerale mentre baffino di ferro sproloquiava sull’affidabilità dell’attuale Premier: Io di Berlusconi mi fido: credo proprio che sia sincero quando dice di volere le riforme (23-1-96)
"Con Berlusconi dobbiamo riscrivere le regole dello Stato democratico (3-6-96) .
Forza Italia è un partito confinante con il Pds. Ma il nostro non è inciucio: è antagonismo collaborante (19-12-96)"

Ricordo anche che quando D’Alema, con una mirabile manovra di palazzo, divenne Presidente del Consiglio, fece varare al suo governo la legge 488 che concedeva le frequenze televisive a Berlusconi in cambio dell’un per cento del fatturato. Più che una legge un regalo.
Logica conseguenza della sua famosa dichiarazione “La Fininvest è una grande azienda e una grande risorsa per il Paese” (29-3-96), un po’ come dire Silvio non preoccuparti, nessuno toccherà mai te e il tuo bel conflitto di interessi.

Per non parlare dell’inciucismo come naturale vocazione dei dalemiani, come il mitico Latorre, beccato in diretta tv a passare un pizzino al collega d’opposizione Bocchino, messo in difficoltà da Massimo Donadi dell’IDV.
E vogliamo parlare di altri due suoi storici collaboratori come Rondolino e Velardi?
Un libro di Alessandra Sardoni, Il fantasma del leader, ci svela un documento scritto da da questi due statisti de noantri nel luglio 1997. Uno spaccato del modo di intedere la politica da parte di D’Alema e del suo staff.
Cogliamo fior da fiore: «Il partito, inteso come ceto politico, è un cane morto… Dobbiamo pensare il Pds come una delle componenti del comitato elettorale di Massimo D’Alema».

Prevedono il successo della Bicamerale, da cui uscirà un assetto semipresidenzialista e che porterà nel 1999 a elezioni anticipate, con due poltrone in palio, Palazzo Chigi e il Quirinale. In questo quadro, appunto, «D’Alema correrà per il Quirinale», perché «puntare tutto sulla guida del governo può rivelarsi azzardato: dopo uno o due anni la crisi può scoppiare, e il reincarico diventa difficoltoso se non pressoché impossibile». La politica è definitivamente sostituita con un obiettivo di potere personale.
«Per il Polo sarà impossibile impostare una campagna elettorale quarantottesca», cioè anticomunista, «dopo aver lavorato al fianco di D’Alema presidente della Bicamerale per fare le riforme».
«Nei nostri discorsi c’è ancora un (sacrosanto) disprezzo per Rifondazione: tuttavia è sciocco pensare a una separazione dei destini. Dobbiamo servirci di Rifondazione esattamente come ci serviamo di Dini o di Di Pietro».


Insomma io sono un imbecille, ma ho la memoria lunga.

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venerdì 30 ottobre 2009

La Russa: I Carabinieri non c’entrano. Atto di fede o atto d’accusa?

E’ di oggi la notizia che la procura di Roma ha deciso di procedere per il reato di "omicidio preterintenzionale" a carico di ignoti per la morte di Stefano Cucchi, il giovane morto in carcere a Roma per motivi ufficialmente da accertare.
L’unica certezza è il corpo martoriato e senza vita di un giovane di 31 anni arrestato per detenzione di stupefacenti, entrato in carcere vivo e senza un graffio, ed uscito gonfio fratturato e tumefatto.
Morto. Di una morte orribile. Non spontanea ad occhio e croce, anche se il certificato di morte parla di “presunta morte naturale”.
Bene dunque l’apertura dell’inchiesta, ma non mi pare che si parta con il piede giusto.
Perché aprire il procedimento a carico di ignoti? Le persone che hanno avuto in custodia ed in cura Stefano Cucchi non sono degli ignoti.
E speriamo che si accerti anche chi e in che modo ha potuto stilare un certificato di morte che parla di presunta morte naturale.
Ciliegina sulla torta il ministro La Russa: "Non ho strumenti per dire come sono andate le cose, ma sono certo del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione".
Non so come sono andate le cose ma i Carabinieri non c’entrano. Indubbiamente un atto di fede.
Oppure un preciso atto d’accusa: i Carabinieri non c’entrano, dunque cercate i responsabili tra gli agenti della polizia penitenziaria.
Per Luigi Manconi, oggi presidente dell'associazione "A Buon diritto" e direttore del sito "Innocenti evasioni", "Si tratta di un'indagine che visti i particolari e i testimoni è di facile soluzione, sempre che si voglia risolvere".
FareFuturo Web Magazine, periodico della Fondazione presieduta da Gianfranco Fini FareFuturo, scrive in un suo corsivo: Uno stato democratico non può nascondersi dietro la reticenza degli apparati burocratici - continua il corsivo - Perché verità e legalità devono essere 'uguali per tutti', come la legge. Non è possibile che, in uno Stato di diritto, ci sia qualcuno per cui questa regola non valga: fosse anche un poliziotto, un carabiniere, un militare, un agente carcerario o chiunque voi vogliate. Non può esistere una 'terra di mezzo' in cui si consente quello che non è consentito, in cui si difende l'indifendibile, in cui la responsabilità individuale va a farsi friggere in nome di un 'codice' non scritto che sa tanto, troppo, di omertà tribale".

Da ciò che uccide te e tutto ciò che ho intorno
Dall'uomo che non è padrone del suo giorno
Da tutti quelli che inquinano il mio campo
Io mi libererò perché ora sono stanco


Subsonica "Liberi Tutti"



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mercoledì 28 ottobre 2009

Passate le primarie ricominciano i giochini



Non è ancora finita la conta dei voti alle primarie del Pd che siamo già ripiombati nel passato.
Dopo l’enfasi con cui si è festeggiato il successo delle primarie, che hanno visto quasi tre milioni di cittadini versare due euro (incasso minimo sei milioni, niente male per le casse del partito) per poter scegliere il segretario, gli stessi cittadini, la base, tornano ad essere il popolo bue.

Questi tre milioni di italiani, me compreso, hanno chiesto, con la loro partecipazione, di tornare a fare politica “alta”, di tornare ad occuparsi dei problemi del Paese, in particolare dei problemi dei lavoratori, degli stipendiati, di quelli che con la loro busta paga fanno una fatica tremenda ad arrivare a fine mese.

Formalmente oggi Bersani è ripartito dai lavoratori, andando ad incontrare a Prato, luogo divenuto simbolo delle contraddizioni del mondo del lavoro italiano, operai ed artigiani.
Contemporaneamente però, nel retrobottega democratico sono già cominciati i soliti giochini.

Rutelli dice addio al partito, e mentre la base esulta, i vertici, l’apparato, corrono ai ripari.

Cito dal blog di Concita De Gregorio, direttore dell’Unità:

L'uscita di Rutelli è stata nei mesi indicata come lo spettro della scissione possibile. Il ritorno alle rispettive case-madri, il fallimento del progetto del Pd…Si tratta di recuperare consensi a sinistra (la sinistra di Vendola e di molti di quei tre milioni rimasti senza rappresentanza parlamentare), di fare in modo che questo non costi la diaspora con Rutelli, di dialogare con l'Udc in vista di intese elettorali. Un modo possibile è quello di non ostacolare una scissione strategica: Rutelli e un gruppo di centristi formano un nuovo gruppo parlamentare, una sorta di «camera di transito» fra Pd e Udc. Un posto a metà strada. L'uscita di Rutelli e dei suoi consente al Pd di spostarsi a sinistra, non chiama l'Udc a farlo più di quanto non possa, crea un ponte tra Bersani e Casini. Si aprirebbe a questo punto la possibilità di alleanze triangolari, un'asse che va dalla sinistra di Vendola e Mussi (il quale ieri si è già affacciato a vedere) fino al centro Udc.

E bravi…favorire una scissione strategica per arrivare all’alleanza con l’Udc, creando una camera di transito e aprendo la possibilità di alleanze triangolari con la sinistra di Vendola e Mussi.
Sembra di sentir parlare qualche vecchio democristiano degli anni cinquanta, ci mancano solo le convergenze parallele.

Proprio il contrario di quello che chiede la base…fantastici!
Senza contare che si tratterebbe dell’ennesima ammucchiata ulivista, dai comunisti duri e puri fino ai demo cristiani duri e puri. Tutto ed il suo contrario. Ma non si era detto mai più armate Brancaleone?
E poi allearsi con il partito di Totò Cuffaro? Ma ci rendiamo conto?

Alessandro Gilioli sul suo blog ha scritto: Sul modulino in cui si chiedeva l’impegno a votare Pd, volevo aggiungere a penna indelebile “se se lo meriteranno”.

Ecco, provate a meritarvelo questo voto, perché non è affatto scontato.

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