

13 luglio 2009. L’ex segretario Ds
Piero Fassino circa la candidatura di Beppe Grillo alle primarie del PD: "
Un partito non è un taxi sul quale si sale e si scende, è una cosa seria”.
Avrei anche potuto essere d’accordo in linea di massima. Peccato che i vertici del Pd, dei quali fa parte a buon diritto Piero Fassino, abbiano candidato una serie di personaggi che intendono il partito esattamente come un taxi.
Non mi soffermerei su
Rutelli, il cui percorso politico, da radicale mangiapreti a papalino, si commenta da sé.
E non starei ad infierire nemmeno su
Marianna Madia, capolista nel Lazio per volere dell’Obama de’ noantri Veltroni, la quale aveva come principali meriti quello di essere una ragazza carina e telegenica, di essere figlia del consigliere comunale capitolino Stefano, eletto nella lista civica "per Veltroni" e prematuramente scomparso nel 2005 e, per ammissione della stessa interessata, quello di non sapere niente di politica.
Senza dar retta ai
rumors che dicono che Marianna Madia e’ anche la ex del figlio del Presidente della Repubblica: sembra infatti che la storia tra la ventisettenne Marianna e Giulio Napolitano, quarantenne professore di diritto pubblico all’Universita’ della Tuscia, sia finita.
Mi riferisco ad una candidatura cosiddetta “spot”, di pura immagine, senza alcun contenuto ne’ attinenza alla storia della sinistra.
Sto parlando dell’ultimo caso di diaspora in casa PD. L’onorevole Calearo ha fatto i bagagli e si è trasferito nel gruppo misto, in attesa di approdare anche lui in casa UDC.
La notizia in sé è ovviamente una buona notizia. Non se ne sentirà la mancanza.
Il problema è che per coerenza e dignità Massimo Calearo dovrebbe dare le dimissioni da Parlamentare.
Ma coerenza e dignità sono parole evidentemente sconosciute all’ ex falco di Federmeccanica, il quale risponde così a chi gli chiede di farsi da parte:
«Intendo continuare a seguire il mio lavoro di rappresentanza delle piccole e medie imprese alla Camera. Non credo di peccare di presunzione, infatti, nel continuare a pensare che i miei sforzi possano ancora giovare agli interessi delle piccole e medie imprese, che considero essere la spina dorsale dell’Italia produttiva e vitale».
Appunto. Lui è in Parlamento a fare gli interessi delle imprese. E chissenefrega dei lavoratori. In questo perfettamente in accordo con il suo mentore Veltroni.
Il
Calearo dimentica però di essere stato eletto in un collegio “blindato” e con le liste bloccate.
Gli elettori hanno votato per il PD e non per Calearo.
Come dire che se Veltroni avesse candidato me in quel collegio, oggi sarei seduto in Parlamento.
Resta da domandarsi per quanto tempo ancora il PD dovrà pagare la disastrosa gestione del partito da parte di
Veltroni, per quanto tempo i suoi macroscopici errori si ripercuoteranno sul PD.
Perché la domanda, come diceva qualcuno, sorge spontanea. Ma che accidenti c’entrava Calearo con il PD?
E perché quel
furbacchione di Veltroni non è ancora andato in Africa? P.S. Il
sito dell’On. Calearo, è in manutenzione. “A breve sarà online il nuovo sito di Massimo Calearo” recita l’home page. Giusto il tempo di cambiare bandiera e colore.
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